Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sport. Ma quasi sempre lo si fa in modo superficiale: come intrattenimento, come evento o come attività fisica.
Il Rapporto Sport 2025, voluto dal Ministro per lo Sport e i Giovani e curato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Sport e Salute, prova invece a fare un’operazione molto più interessante: misurare lo sport per quello che è davvero oggi, ovvero un sistema economico, sociale e territoriale complesso, con impatti che vanno ben oltre il campo di gioco
Ed è proprio leggendo questi dati che diventa evidente una cosa: lo sport non è un settore marginale, ma una leva strutturale di sviluppo.
I numeri: una crescita che non è casuale
Partiamo dai fatti.
Nel 2023 lo sport ha generato in Italia oltre 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL nazionale, con una crescita superiore al 30% rispetto all’anno precedente. Parliamo di oltre 420.000 occupati, di un indotto che coinvolge servizi, turismo, manifattura, eventi, media, tecnologia.
Ma il dato più interessante non è la dimensione assoluta. È la composizione di questo valore.
Solo una parte nasce dalle attività sportive “classiche”. Il resto arriva da tutto ciò che ruota attorno allo sport:
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turismo sportivo
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eventi e live entertainment
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infrastrutture e rigenerazione urbana
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produzione di beni e servizi
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formazione, educazione, inclusione
Questo ci dice che lo sport funziona quando viene pensato come ecosistema, non come comparto isolato.
Sport e territori: il vero tema è l’uso che ne facciamo
Il Rapporto evidenzia ancora forti disomogeneità territoriali. Alcune aree investono, innovano, attraggono eventi e flussi. Altre restano indietro, non per mancanza di potenziale, ma per mancanza di visione.
Qui il tema non è solo “quanti impianti abbiamo”. È che ruolo assegniamo allo sport nello sviluppo del territorio.
Un impianto sportivo oggi può essere:
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un luogo educativo
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uno spazio di aggregazione
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una piattaforma turistica
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un acceleratore di economia locale
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un presidio sociale
Oppure può essere solo un costo da mantenere.
La differenza la fa il progetto, non la struttura.
Sport e turismo: un’occasione ancora sottoutilizzata
Il Rapporto mostra chiaramente come gli eventi sportivi e le infrastrutture moderne siano sempre più centrali anche per il turismo. Gli impianti non ospitano solo partite, ma concerti, manifestazioni ed esperienze ibride.
In un territorio come la Sardegna, questo tema è enorme.
Sport significa:
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destagionalizzazione
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attrazione di flussi internazionali
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permanenza più lunga
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turismo attivo, non solo balneare
Ma questo richiede competenze, non solo location. Richiede professionisti capaci di progettare, gestire, valorizzare lo sport come prodotto territoriale.
Educazione, inclusione e comunità: lo sport che funziona davvero
Un altro dato interessante riguarda la pratica sportiva. Oltre il 66% degli italiani è oggi fisicamente attivo. La sedentarietà è ai minimi storici.
Eppure, il rapporto evidenzia anche che:
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la frequenza settimanale è spesso bassa
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l’accesso non è uguale per tutti
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alcune fasce e territori restano esclusi
Qui lo sport smette di essere solo “performance” e diventa politica educativa e sociale.
Playground, sport di base, attività inclusive, progetti nelle scuole: non sono iniziative marginali, ma infrastrutture di crescita umana e civile.
Ed è interessante notare come proprio questi progetti generino un ritorno sociale elevatissimo: ogni euro investito nello sport produce mediamente quasi 5 euro di valore sociale.
Il vero salto: dallo sport praticato allo sport come progettato
Leggendo il Rapporto emerge una consapevolezza chiara: il futuro dello sport non è solo far praticare più persone, ma progettare meglio lo sport.
Progettazione significa:
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governance
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sostenibilità economica
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competenze manageriali
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integrazione con educazione, turismo, cultura e impresa
Ed è qui che si apre una sfida enorme, soprattutto per territori come il nostro.
Non basta avere atleti, eventi o strutture. Serve una nuova classe di professionisti dello sport, capaci di leggere i dati, i mercati, i territori e trasformarli in valore reale che possa sostenersi.
Una riflessione finale
Il Rapporto Sport 2025 non è solo una fotografia statistica. È uno specchio.
Ci mostra che lo sport cresce quando viene trattato con visione e competenza e ristagna quando viene lasciato all’improvvisazione o alla sola passione.
Per chi, come me, lavora da anni tra sport, formazione e sviluppo territoriale, questi dati non sorprendono. Mi confermano invece che: lo sport è una delle poche leve capaci di tenere insieme economia, educazione e comunità.
Ma solo se smettiamo di considerarlo un “extra” e iniziamo a trattarlo come una vera industria culturale e sociale.
Il futuro dello sport, e dei territori che vogliono crescere, passa sopratutto da qui.
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